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29 settembre 2006
Informazione in Italia: si può fare?
E’ notorio come, in Italia, l’informazione (intesa come sommatoria degli strumenti di comunicazione) sia assolutamente fuori uso. E questo, badate bene, non è dovuto alla presenza di un operatore del settore (Berlusconi) in condizioni di dominio assoluto, così come ci raccontano i vari Colombo, Travaglio, Biagi e tutti i Martiri Illustrissimi; no, perché questa è la più grande panzana che ci viene propinata da quasi 15 anni, una panzana talmente colossale che si smonta da sola: fate un giro in una libreria qualsiasi, anche la più scalcagnata, e troverete almeno 30 libri che letteralmente demoliscono il Grande Limitatore della Libertà; in più, autorevoli ed imparziali professionisti come questo possono, dal pulpito di una televisione di Stato, scagliarsi liberamente contro il Tiranno, atteggiandosi a paladini della democrazia. Seriamente, che regime è un regime che permette a tutti, indistintamente ed ovunque, di dileggiare i propri vertici?
Quello che manca all’informazione italiana non è ne la quantità ne la pluralità delle voci: è la qualità di esse. Perché tutta questa omologazione? Perché certi argomenti divengono di pubblico dominio ed altri vengono rilegati nel dimenticatoio nel giro di un amen?
Tralasciando l’annosa questione (già trattata dal Carioti qui) di un corpo professionale (i giornalisti) che è strutturato su un Ordine e su una sola e monolitica sigla sindacale onnipotente, forse sarebbe bene cominciare a guardare la realtà circostante non con la lente deformante dell’informazione standard; nei prossimi giorni, prenderò a paradigma di quanto scritto alcuni esempi che mi stanno a cuore: il doppiopesismo e la "pars destruens".
| inviato da il 29/9/2006 alle 16:15 | |
28 settembre 2006
il primo post non si scorda mai
Giunto ormai alla soglia dei 30 anni, ogni uomo sente innato il bisogno di scrivere: scrivere della propria vita, delle proprie idee, dei propri sogni. Io sento il bisogno di scrivere del Mio Paese. Sento il bisogno di confrontarmi, di ragionare, di squarciare i veli ipocriti che ricoprono le menti dei Miei Concittadini. Chunque viva in Italia avrà pensato almeno una volta, osservando la realtà che lo circonda, la seguente frase: "Queste cose succedono solo da noi!" L'argomento che può portare ad un simile pensiero di solito trae origine o da un fatto di cronaca, o da una esperienza di vita vissuta; l'italico Cittadino esprime il proprio disappunto borbottando queste 6-dico-6 parole....e poi? E poi finisce tutto lì. Perchè l'italiano medio è pigro, aspetta che siano gli altri ad attivarsi per lui ed a risolvergli il problema. Non credete che sia giunto il momento di cambiare le cose, di invertire la rotta e di rompere l'ipnotico incantesimo? Quello che manca oggigiorno, a mio avviso, in Italia, è un forte movimento di opinione di stampo liberale (non parliamo dell'assenza di un partito liberale...) capace di individuare il nocciolo delle questioni, convogliare il malcontento e proporre soluzioni forti, impopolari ma necessarie, e capace soprattutto di dire come stanno le cose, veramente, facendo nomi e cognomi. Io, da oggi, mi propongo di dirvi la mia verità sull'Italia.
| inviato da il 28/9/2006 alle 19:15 | |
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